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mercoledì 19 ottobre 2016

Noi siamo incalcolabili di Stefano Diana

 

Finalmente il giorno si avvicina, il giorno tanto atteso per Stefano Diana, tra poche ore il suo libro sarà in vendita in tutte le librerie e prossimamente disponibile in eBook. Che soddisfazione per Stefano vedere realizzato il suo progetto. Un impegno costante e lungo, finalmente ha dato i suoi frutti... Conosco Stefano, un padre presente e sensibile, un compagno di vita, un amico speciale...


Mi emoziona discutere con lui perché posso confrontarmi e capire da quali basi sia partito per far nascere il suo saggio. Stefano ha fatto sue alcune riflessioni e ha voluto condividerle con noi:


"Nel corso dei secoli ci è stato insegnato che il mondo si poteva leggere e interpretare attraverso la matematica, e che ciò era meraviglioso. La capacità di contare, misurare, calcolare, e ancor più di trovare analogie matematiche tra cose assai diverse – come 3 mele e 3 pere – ci ha condotto a un’incredibile velocità di sviluppo e all’entusiasmo di chi crede di possedere delle verità. Eppure qualcosa oggi ci manca, è innegabile. E questa mancanza ci rende sempre più confusi, tristi e impauriti, mentre sulla carta la nostra vita dovrebbe essere luminosa e piacevole come mai prima. Dev’essere qualcosa di molto importante. Ma cosa? La matematica non è solo un potente strumento: è uno psicofarmaco. Ci tranquillizza perché dove passa mette tutto in perfetto ordine, incatenando il temibile mostro del caos che ci tiene costantemente sotto scacco. La logica descrive il pensiero indubitabile e universale. L’aritmetica ci fa fare conti privi di ombre. L’algebra riassume tanto in una variabile e scopre le incognite. L’analisi estende i conti all’infinitamente grande o piccolo. La geometria permette di misurare e di costruire. Il calcolo delle probabilità apre finestre sul futuro. Ma i numeri non son fatti di materia e possono crescere all’infinito, mentre noi non possiamo. Nulla di ciò che si trova nella nostra esperienza può farlo, né avere i confini netti di una figura geometrica euclidea o una precisione ideale. Allora è importante chiedersi fin dove ci è lecito arrivare con la matematica. Allora è giusto chiedersi cosa succede quando il pensiero astratto ci porta troppo lontano dall’esperienza concreta, e stare in guardia quando arriva a fingere una perfezione, una leggerezza, un’assenza di limiti che non sono cose del nostro mondo materiale. Ciò che fanno gli uomini può essere mirabile e tuttavia non sarà mai altro che umano, riproducendo sempre ciò che siamo con la nostra parzialità, imperfezione, caducità. Alcuni di noi, vergognosi della umana imperfezione come di un figlio deforme o di una debolezza imperdonabile, hanno usato la matematica per negarla e rimuoverla. Hanno usato la matematica per tentare di escludere ogni fattore 
soggettivo dall’osservazione e dal giudizio. Hanno usato la matematica per continuare a inseguire l’intramontabile sogno occidentale dell’a priori, cioè una conoscenza assoluta, immutabile, indipendente da noi e dalla nostra provvisorietà, qualcosa che scavalchi le barriere imposte dalle nostre quattro ossa, dal malanno, dalla pazzia, dalla morte. E infine hanno usato la matematica per ingannare. 



Basta poco a rassicurarci e coprire la nostra tuttora immensa, sconfinata ignoranza sul fuori e il dentro di noi: poche formule, un abile incantatore, e qualunque modellino del mondo, per quanto folle, infondato e cieco, assume la parvenza di una scienza esatta e infonde la sensazione della certezza e del controllo. Il formalismo pseudo-scientifico è un formidabile strumento di illusionismo e di potere. L’abuso di formule e modelli matematici che scimmiottano la scienza ha perfuso nella nostra cultura la disabitudine a pensarci l’un l’altro al di fuori di categorie quantificabili e ha disposto le società a una servitù intima e strutturale verso i padroni delle formule, una soppressione dell’umano talmente ben mascherata sotto spoglie civili e progressiste da essere quasi inafferrabile. Ma l’umano non si lascia sopprimere da una minoranza. I focolai di dissenso e le proposte alternative cominciano ad alzare la voce perché un mondo rappresentato e gestito in questo modo non può che diventare, come sta diventando, un ambiente artificiale e disumano, inquinato in tutti i sensi, dove ci sentiamo sempre più miseri e infelici. Un laboratorio pieno di cavie assuefatte alla menzogna della loro ossessiva corsa senza una meta. Un mondo senza futuro. La tesi di questo libro è che quello che comincia a mancarci davvero troppo è tutto ciò che non è esprimibile con mezzi matematici, e non potendosi catturare in numeri, misure e calcoli, nel corso di questi secoli di lenta dissociazione dalla realtà sulle ali dell’astrazione è stato trascurato e via via riposto a forza nell’ oblio. E che una civiltà che non ha altro che indici numerici e chimere logico-matematiche per descriversi a se stessa ha un guasto essenziale, un difetto nella vista che la conduce inevitabilmente alla catastrofe sociale e ambientale. Il timore di questo amaro destino è facilmente giustificabile. Primo, perché quando filtriamo il mondo in cui dobbiamo vivere insieme attraverso rigide griglie di parametri numerici e regole formali siamo costretti a semplificare e a scartare all’ origine gli elementi di esperienza che più sono rilevanti per noi esseri umani. Su una base così purificata non è più possibile alcun miglioramento utile, non si può più realmente approfondire la conoscenza, si può solo amplificare l’errore iniziale. Secondo, perché è rovinoso nutrire false certezze come quelle di cui ci illudiamo continuamente: la vita di tutti i giorni ci insegna che chi agisce senza rispetto per i propri limiti va a finire male.    A questo punto per recuperare il senso perduto e la possibilità di un futuro abbiamo una sola strada: mettere fine a questo illusionismo, prima che lui finisca noi. E cominciare a guardarci l’un l’altro con occhi nuovi, capaci di vedere ciò che noi incalcolabili siamo realmente".


Per approfondire e discutere: 


L'Autore: Stefano Diana è nato a Roma nel 1969, usa soprattutto le lettere ma ha una formazione accademica da ingegnere informatico. Secondo i casi è o è stato copywriter, direttore creativo, autore di testi per canzoni, scrittore, musicista, grafico, docente di comunicazione, epistemologo,critico della cultura contemporanea. Nel 1997 ha pubblicato W.C.Net. Mito e luoghi comuni in internet (minimumfax). Per l'installazione L'albero dei Desideri (Stazione Termini 2006-7) ha disegnato l'Albero e scritto i testi del libretto distribuito da Grandi Stazioni. Ha scritto e realizzato diverse campagne nazionali per le Pari Opportunità su temi sociali. Tiene un proprio aperiodico e blog ante litteram, lideolog.net ora spesso in tandem con Facebook.